CICLISMO

"Sono iperattivo, non sono retroattivo"

Cristian Bianchetti
Cristian Bianchetti con il presidente del CONI Malagò
Cristian Bianchetti
Ieri ha iniziato lo sciopero della fame contro l'applicazione retroattiva della Norma Etica che dà "l'ergastolo ciclistico" a chi già ha pagato

«Inizio questo sciopero alla vigilia del Consiglio Nazionali della Federazione Ciclistica Italiana - ha dichiarato Cristian Bianchetti - speranodo così in un incontro a quattrocchi con il Presidente per parlargli del mio assurdo caso. Ho parlato più volte con il Presidente del CONI Malagò che si è rivelato incredulo ma disponibile, per sottoporgli questa ingiustizia; lui si è impegnato a parlare con un ‘azione di “persuasione morale” nei confronti del Presidente della FCI. In questi anni ho dimostrato che posso correre agonisticamente nella categorie élite, disputando 2 campionati italiani con i Professionisti, gare di ciclocross, corse e crono ma paradossalmente all’estero posso correre con gli amatori presentando la tessera élite, questo perché la norma non è in linea con le direttive UCI. Sto pagando doppiamente una squalifica a causa di un mutamento di status! Sono a pezzi - ha continuato il ciclista reatino - stanno rubando la mia passione da quando avevo l’età di 3 anni. Ho fatto di tutto affinché questo non avvenisse, compreso il fatto di convocare una Commissione Federale tutta per me, pagata da me, per far valere nuovamente le mie ragioni su quell'incidente del 2005, quando, dopo il mio viaggio di nozze, sono risultato positivo. Nel 2009 sono stato assolto dal giudice ma nel 2014 è stata varata una normativa retroattiva che punisce chiunque abbia avuto a che fare con la giustizia sportiva della Federazione Ciclistica. Continuerò a lottare per far valere le mie ragioni su una normativa retroattiva che non ha senso di esistere nel mio caso, anche perché, se avessi saputo che in futuro sarei andato incontro all’ "ergastolo ciclistico", avrei fatto di tutto per difendermi nei modi e nei tempi giusti. Ora dopo 10 anni devo solo subire un’ulteriore umiliazione che non merito, soprattutto per quell'episodio della mia prima esperienza al velodromo, senza vincere, senza allenamento, dove gli errori già di notifica erano evidenti a partire dalle generalità e dal nome della società; tutto era sbagliato, compreso il soggetto. Le analisi vennero fatte ad Atene e non al CONI a Roma, perché? Per 4 anni sono stato con gli occhi bassi fino all'assoluzione in sede penale, ovvero un giudice mi ha dato ragione ed ora devo lottare con una norma del 2014 che penalizza retroattivamente? La normativa etica la posso firmare a testa alta in quanto non ho mai fatto uso di sostanze dopanti ed in tutti i test antidoping svolti in carriera, addirittura 4 negli ultimi 2 anni (sempre dopo le vittorie) sono risultato negativo. Io sono pulito!»

di NARCISO GALASSO

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